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Finanziaria 2023: novità su lavoro e previdenza

Lavoratori fragili. Stabilizzazioni in Sanità. Indennità per ANPAL e INL. Indennità Congedo Parentale. Decontribuzione dal 2% al 3%. Quota 103. Opzione Donna





Roma, 29 dicembre 2023


Il Senato nella mattinata di oggi ha approvato in via definitiva la Legge di Bilancio 2023 che vale circa 35 miliardi di euro, di cui il 60 per cento (21 miliardi circa) destinato a fronteggiare l’emergenza energetica attraverso la proroga e l’ampliamento degli aiuti a famiglie e imprese fino al 31 marzo 2023. La legge introduce numerose novità in materia di lavoro e previdenza. Vediamole (clicca su ciascuna voce per leggere i dettagli)

NORME TRASVERSALI PUBBLICO/PRIVATO

LAVORO PUBBLICO

Comparto Sanità

Comparto Funzioni centrali

Comparto Funzioni locali

LAVORO PRIVATO

TERZO SETTORE

PREVIDENZA E PENSIONI



Pur mantenendo invariati i saldi, l’impianto complessivo presenta alcuni significativi avanzamenti rispetto al testo iniziale. Miglioramenti che rispondono a nostre precise proposte avanzate tanto in occasione del confronto dello scorso 7 dicembre con il premier Meloni, quanto negli incontri che abbiamo tenuto, nel corso delle ultime settimane, con i gruppi parlamentari e i partiti di maggioranza e di opposizione.


Nel merito, pur in un contesto di oggettiva scarsità di risorse, riteniamo importante evidenziare:

  • l’incremento dall’80 all’85% dell’indicizzazione delle pensioni per gli assegni da 4 a 5 volte il trattamento minimo. Operazione che garantisce un adeguamento di circa 150 euro al mese per le pensioni tra i 2.000 e i 2.500 euro lordi

  • l’innalzamento da 20 a 25mila euro (1.933 euro lordi al mese) della soglia di reddito che beneficerà del taglio del cuneo fiscale al 3%. Intervento che, da solo, costa 613 milioni, 450 al netto degli effetti fiscal

  • l’aumento da 6.000 a 8.000 euro dell’esonero contributivo per le assunzioni e le stabilizzazioni di giovani under 36, donne svantaggiate e percettori del reddito di cittadinanza (al netto degli effetti fiscali 41,7 milioni nel 2023, 79,7 milioni nel 2024 e 57,1 milioni nel 2025)

  • il potenziamento dell’assegno unico universale, con un incremento dello stanziamento pari a 345,20 milioni nel 2023 e a 457,90 milioni nel 2024

  • la ridefinizione dei criteri per il congedo parentale con ulteriori 30 giorni indennizzati all’80%, che finalmente si rivolge sia alle mamme che ai papà. Il costo inizialmente quantificato in 117 milioni nel 2023 (178 nel 2024) per le sole mamme aumenta di 19 milioni nel 2023 (33 nel 2024) per l'estensione ai papà;

  • la riduzione dell'imposta sostitutiva applicabile ai premi di produttività dei lavoratori dipendenti che passa dal 10 al 5 per cento sulle somme erogate nel 2023 sotto forma di premi di risultato o di partecipazione agli utili d'impresa

  • l’aumento delle pensioni minime

  • il pacchetto di misure per il Sud che vale in tutto 1,6 miliardi, cifra finanziata attingendo dal Fondo Sviluppo e Coesione per crediti d’imposta, fiscalità di sviluppo e ZES

  • la cancellazione della norma che eliminava le multe per gli esercenti che rifiutavano di utilizzare il Pos sotto i 60 euro, con l’impegno a individuare soluzioni alternative per sostenere i costi delle commissioni bancarie.

Interventi che si aggiungono alle misure di emergenza contenute già nella prima stesura e che facevano parte delle nostre rivendicazioni: dal pacchetto famiglia all'innalzamento della soglia Isee a 15mila euro per gli sconti in bolletta; dal fondo per abbassare i prezzi sugli acquisti dei beni essenziali alla detassazione degli accordi di produttività; dall’incremento del prelievo sugli extraprofitti fino al superamento dello scalone Fornero per il 2023.


Progressi non scontati, frutto di una forte azione di pressing operata sul Governo e sulle forze politiche attraverso relazioni, mobilitazioni responsabili che ad ogni livello, in tanti luoghi di lavoro, su ogni territorio, la Cisl ha messo in campo in questi giorni. Iniziative culminate con l’importante Assemblea Nazionale di delegati e pensionati dello scorso 15 dicembre a Roma.


Da questo sforzo, oggi, ricaviamo un segnale importante, da valorizzare: la dimostrazione di come il dialogo, il confronto costruttivo, la responsabilità, siano le vie migliori per produrre risultati concreti rispetto alle sirene della demagogia e del conflitto fine a se stesso.


Pur mantenendo invariati i saldi, l’impianto complessivo presenta alcuni significativi avanzamenti rispetto al testo iniziale. Miglioramenti che rispondono a nostre precise proposte.

Con la stessa forza e coerenza, dobbiamo continuare a segnalare le criticità di alcune misure contenute nella Manovra, a partire da Opzione donna, voucher e flat-tax che, così come formulate, restano sbilanciate e inique. Ombre che dovranno essere affrontate e risolte con altri provvedimenti e in sede di negoziato con il Governo ai tavoli conquistati.


Dobbiamo incardinare investimenti e riforme elevando le risorse destinate alla sanità, alla scuola, alla ricerca, alla non autosufficienza, anche per coprire i tagli occulti determinati dall’aumento dell’inflazione. Occorre superare il precariato e stimolare nuove assunzioni stabili. Vanno affrontati i temi della marginalità sociale, del contrasto alla povertà, delle politiche attive, della formazione e dell’occupabilità: il Reddito di Cittadinanza non deve essere archiviato prima di introdurre un adeguato strumento alternativo che affronti queste criticità.


Della massima priorità è poi l’obiettivo di pervenire a un Patto anti-inflazione che dia vigore e prospettiva a una nuova politica dei redditi e ad una strategia redistributiva di coesione e sviluppo. Salari e pensioni vanno elevati abbassando le tasse sui lavoratori dipendenti e i pensionati, rispettando ed esaltando il principio di progressività dell’imposizione fiscale, mettendo al centro le relazioni industriali, rinnovando e innovando i contratti pubblici e privati, costruendo nuovi meccanismi di adeguamento all’inflazione reale, vigilando sulla speculazione, innalzando la produttività e riallocandone i frutti sui lavoratori.


Obiettivi su cui, come Paese, dobbiamo convergere da gennaio, attraverso un confronto serrato ai tavoli conquistati su pensioni, salute e sicurezza, politiche industriali, ai quali andranno subito affiancati spazi di confronto su fisco, mercato del lavoro, welfare e politiche sociali.


La Legge di Bilancio 2023, anche in ragione dei tempi compressi che ne hanno caratterizzato la gestazione, non è che il primo passo di quello che dovrà diventare un ben più ampio e solido cammino partecipato tra Governo e Parti sociali per rilanciare lo sviluppo del Paese secondo principi di equità e sostenibilità sociale.


Abbiamo un’occasione straordinaria rappresentata dal Pnrr, che non può essere sprecata. Occorre accelerare la messa a terra di tutti gli obiettivi potenziando la governance sociale dei processi decisionali.


Il traguardo è aprire un grande cantiere nazionale della corresponsabilità, le cui priorità sono state da noi definite e illustrate alle forze politiche di maggioranza e di opposizione attraverso l’Agenda sociale.


Su questo sfidiamo oggi il Governo, incalziamo le associazioni datoriali e tutti gli interlocutori sociali.






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